ita.gif (1120 byte)Dott. Giorgio Fippi Medico Chirurgo (Curriculum) - Viale della Marina 9 - Lido di Roma - tel. 06 56.324 836- Roma EUR Viale dell'Umanesimo 199 Orario di studio martedì e giovedì 10-12 15-20        ALBO Per comunicazioni urgenti - cell. 3483339648   Google Map     Unversità Roma 1 Facoltà di Ingegneria Elettronica - il Plasma in Chirurgia www.felc.it e su www.plexr.it   clicca per la Chirurgia Non Ablativa  
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NEDDLE SHAPING: ricostruzione volumetrica autologa del viso e del corpo.


Diapositiva33.JPG (5672 byte)Per il NEEDLE SHAPING, la “ricostruzione volumetrica autologa”, si utilizza un apparato in grado di erogare una corrente programmabile nei parametri fondamentali (Pulse Width e Pulse Repetition Rate) miscelata con una corrente galvanica ad alta tensione e limitata in corrente. Si potrebbe anche miscelare a queste due correnti una terza corrente idonea all’apertura dei poro-canali di membrana ad una frequenza specifica.
(foto-3)(foto-4)Queste correnti miscelate, potenziate dalla loro azione sinergica, regolate ad una intensità tale da non essere percepite dal paziente se non in certi punti particolarmente sensibili, devono essere applicate ad un ago non schermato da agopuntura, di quelli con manico metallico da dodici o quindici centimetri allo scopo di far aderire le fibre elastiche del derma al corpo dell’ago.
Una volta agganciate e leggermente disidratate, grazie a questo pool di correnti in sinergia, le fibre elastiche devono essere avvolte con estrema delicatezza fino ad ottenere una sorta di fuso di materiale autologo che è visibile al movimento dell’ago.
La trazione esercitata con l’ago deve essere tale da ottenere un certo volume di queste fibre senza mai strapparle.
La corrente elettrica deve avere caratteristiche idonee ad agganciare le fibre elastiche del derma e far migrare parte dei sali interstiziali che altererebbero la durata nel tempo dei risultati ottenuti.
Infatti, diversamente dalle altre tecniche di autotrapianto, ci si limita ad assottigliare la parte donatrice per rigonfiare le volumetrie in minus.
Le strutture donatrici, assottigliate, riprendono i volumi iniziali nei ventotto giorni successivi, mentre la parte ricostruita, raggiunge il volume definitivo dopo circa sette giorni per mantenerlo a lungo.
Per spiegare questo fenomeno basta riferirsi ai derma espander, una sorta di palloncini che il chirurgo gonfia sotto la pelle del paziente per ottenere del tessuto da trapiantare asportandolo con la tecnica del lembo a losanga.
La parte donatrice in questo caso riprende lo spessore iniziale mentre, come ovvio, presenta una cicatrice lineare al centro dovuta alla sutura per il lembo asportato.
Ovviamente con la nostra tecnica non avremo cicatrici ne avvallamenti dal momento che operiamo degli spostamenti volumetrici molto piccoli del sottocutaneo senza strappare o asportare materiale.
Il risultato è estremamente naturale.
Possiamo ottenere volumi importanti semplicemente sfruttando gli stessi componenti del derma senza alterare la fisionomia e senza provocare scalini o ponfi.
Il paziente non deve percepire alcun tipo di sensazione o fastidio al passaggio della corrente.
L’erogazione della corrente deve avvenire per il tempo strettamente necessario a permettere l'aggancio delle fibre del sottocutaneo utili per ottenere i volumi desiderati.
I liquidi devono essere eliminati osmoticamente per deprivazione salina mediata dalle correnti, per evitare lo srotolarsi delle fibre e del collagene.
Diapositiva20.JPG (5310 byte)Fondamentale per risultati duraturi, applicare prima la corrente poi ruotare nel verso opportuno l’asse dell’ago e alla fine sfilarlo con decisione dopo averlo ruotato di pochi gradi in senso opposto.
L’operatore deve: Interlacciare le fibre, infiggere aghi elettrodo con decisione senza dare dolore, sapersi fermare esattamente quando ci si accorge se il paziente sente fastidio o dolore, erogare la corretta quantità di corrente solo nei punti che ne hanno reale necessità, senza farsi prendere la mano.
Ricordarsi che per le rughe periorbitarie e nelle zone di cute molto sottile non si deve ruotare l’ago per più di 360 gradi per evitare anelli di connettivo che potrebbero essere visibili tipo catena di rosario.
Acquisire quella sensibilità che, ci avverte quando le fibre che stiamo arrotolando stiano per distaccarsi (cosa che non deve avvenire mai, altrimenti ci troveremo un altro vuoto da colmare), e quando sia giunto il momento di sfilare l’ago.
Alla fine, anche un occhio esperto, non sarà in grado di riconoscere dove sia stato effettuato il trattamento estetico anche se i volumi ottenuti siano importanti.
L’innovazione consiste nel non aver inserito materiali estranei che spesso creano problemi.
Per spiegare il meccanismo di questa tecnica, immaginiamo di inserire un perno di metallo in una rete formata da tanti elastici di gomma.
(foto-6)Se ruotassimo questo perno in mezzo agli elastici, scivolerebbe senza provocare alcun effetto meccanico.
Ora, applicando il nostro mix di correnti, faremo aderire al nostro perno gli elastici, riuscendo ad ottenere un fuso del volume desiderato.
Ovviamente non si deve esagerare con la trazione per evitare di strappare gli elastici.
Il perno di cui sopra corrisponde al nostro ago, mentre la rete di elastici di gomma corrisponde ai componenti del derma.
I risultati sono eccellenti sia per la durata praticamente definitiva sia per l'estetica decisamente naturale.
Nelle rughe sottili, periorbitarie e perilabiali, una volta inserito l'ago, è sufficiente erogare corrente solo per pochi istanti senza ruotarlo.
Nel caso delle nasogeniene e delle nasolabiali, si utilizza la tecnica a zig zag che permette un massiccio impianto dai tessuti circostanti, sempre senza espianto.
ruglip.jpg (2293 byte)Si infigge l'ago sul piano cutaneo ma non lungo l'asse della ruga, prima sotto il lato destro per poi dirigere verso sinistra passando sotto il fondo della stessa.

Tre sono le tecniche da utilizzare:

Tecnica dell’arrotolamento.
Infiggere l’ago perpendicolarmente al solco, ruotarlo di centottanta gradi e dopo breve erogazione di corrente, sollevare la parte e dopo alcuni secondi ruotarlo di qualche grado in senso anti orario, e quindi sfilarlo.
Questa manovra dovrà essere ripetuta in più punti in base alle necessità del caso.
Mediante questa tecnica si ottiene un risultato estremamente naturale.
Per estroflettere la mucosa del labbro ruotandola verso l’esterno dovremo premere delicatamente con un puntale a sfera in più punti il labbro fino a trovare il punto che aumenta la convessità della mucosa.
Quindi infiggeremo esattamente il punto trovato per creare il fuso.

Diapositiva23.JPG (6816 byte)Tecnica della treccia.
Si utilizzano due aghi, si infigge il primo a 45 gradi rispetto all’asse della ruga da trattare e dopo aver erogato le correnti miscelate si arrotola il primo fuso.
Senza aver sfilato il primo ago, si infigge il secondo esattamente al centro del fuso appena formato con il primo ago e si eroga corrente per poi arrotolare il secondo fuso intrecciando le fibre del primo.
Ora si sfilerà il primo ago per reinserirlo nel secondo fuso e così via.
Con questi fusi perpendicolari tra loro otterremo una vera e propria treccia nel derma che ci permetterà di sollevare il fondo della depressione con un risultato duraturo nel tempo.

Tecnica del Piercing. (foto-5)
L'ago dovrà essere infisso sotto alla parte da sollevare per poi fuoriuscire esattamente come un piercing.
A questo punto l'operatore ruoterà lago, dopo aver erogato corrente per alcuni istanti, fino ad ottenere una specie di fuso nel derma quindi ruoterà di alcuni gradi in senso opposto per poter sfilare l’ago.
La tecnica piercing si utilizzerà per le volumetrie di labbra e zigomi.
In molti casi si deve operare una sorta di trama e ordito per evitare che il paziente, appena terminato il trattamento, con la mimica del viso, sorridendo o ammiccando, possa far sciogliere, srotolare il fuso appena formato rendendo inefficace il trattamento.
Il volume che durerà nel tempo è quello che si osserva appena sfilato l’ago dai tessuti, poi nei minuti successivi inizierà una reazione infiammatoria dovuta al trauma dell’ago.
wpe1.jpg (19080 byte)Questi volumi un po’ arrossati sono la fisiologica reazione dei tessuti che scomparirà in poche ore, mentre il volume visto appena sfilato l’ago rimarrà per mesi o anni a seconda della mimica del soggetto.
Nelle cicatrici depresse, nelle post acneiche e da varicella, il volume ottenuto con il needle shaping è definitivo mentre le rughe da espressione, anche se alcune possono scomparire definitivamente, solitamente si ripresentano a distanza di mesi o di anni in base alla mimica del soggetto.
Precauzioni e consigli:
Evitare formazioni neviche, virali, micotiche e vasi.
Non esercitare trazione o rotazione in presenza di dolore per la possibile formazione di ematomi.
Nelle rughe profonde e nelle depressioni ipodermiche, infiggere l'ago-elettrodo lateralmente al fondo ed arrotolare fino alla formazione di un fuso delle dimensioni idonee al riempimento della parte.
Se il solco risulta particolarmente depresso, sempre infiggendo dai lati, si deve formare un fuso perpendicolare al solco in modo da ottenere con i precedenti una struttura ad H, simile a punti di sutura.
Si otterrà un riempimento in diagonale per tutta la lunghezza della depressione.
(foto-1)Nel caso delle labbra i risultati sono estremamente duraturi, anche parecchi anni, mentre per il cosiddetto codice a barre, quelle rughe a raggiera che si evidenziano pronunciando in modo esagerato la vocale "U", spesso si deve riintervenire a distanza di alcuni mesi. (foto-2)
Per un risultato ottimale è assolutamente necessario rispettare la tecnica ed i punti di infissione dell'ago oltre ai tempi di erogazione del mix di corrente elettronica. Naturalmente, nelle aree donatrici, il tessuto si rigenera perfettamente dato che le fibre stirate del sottocutaneo non sono state danneggiate o asportate, ma solo assottigliate.
È l'insieme di tanti piccoli filamenti che ci permette di ottenere questi risultati.
Durante la seduta di needle shaping, invito sempre ad osservare il risultato ottenuto appena allontanato il microago dalla parte, perché quello sarà il risultato che si avrà a distanza di giorni, mesi o anni.
Ogni ruga deve essere trattata almeno quattro volte per ottenere un risultato eccellente.
Le sedute non possono essere effettuate se non siano trascorsi almeno ventotto giorni.


Prof. Giorgio Fippi